© 2004 - 2015 www.stonetempletao.it Links Corsi Speciali Approfondimenti Altre Arti Chat ! Appuntamenti I.T.K.A. Medicina Naturale - Due discipline per il benessere globale Qi Gong e Taiji Quan: arte oltre la medicina. Ci sono "ginnastiche" che possono agire beneficamente non solo sul fisico, ma anche sulla mente e lo spirito. La ginnastica medica millenaria che aiuta a guarire corpo, mente e spirito. (Da: LA STAMPA.IT del 30/01/2012) Per gli “addetti ai lavori” ormai è risaputo e appare una situazione normale: le antiche tradizioni orientali portano  con sé un bagaglio culturale e medico che spesso riesce a superare brillantemente le conoscenze occidentali  basate su complesse ricerche scientifiche. Il punto di forza risiede senz’altro nella approfondita conoscenza dell’essere umano, non rappresentato unicamente da un corpo fisico, ma da pura “energia” che sottintende a tutte le leggi dell’Universo. Una volta comprese queste  ultime, infatti, è molto più semplice capire i meccanismi di causa/effetto che sorgono in caso di patologie. Anzi, in  realtà la vera sapienza sta proprio nel saper prevenire le malattie prima che si manifestino, leggendo  intrinsecamente tra i segnali che la nostra mente e il nostro corpo ci inviano. «Nell’arco della sua lunga evoluzione la scienza medica occidentale ha messo a punto delle tecniche e degli  strumenti di indagine sempre più sofisticati, raggiungendo altissimi livelli di perfezionamento e di efficacia, ma  correndo contemporaneamente  il rischio di perdere di vista l’uomo nella sua globalità», spiegano gli autori del libro “Taiji Quan stile Chen Xiaojia e Qi Gong” edito da Ambrosiana editore.  Questo ha portato alla conoscenza medica settoriale, dando luogo a sempre più specialisti che però non hanno  modo di interagire totalmente l’uno con l’altro per comprendere dove risiede la vera causa di squilibrio nel paziente. Secondo molti estimatori della medicina orientale, quella occidentale ha perso di vista alcuni dei meccanismi  scatenanti la malattia e soprattutto la fondamentale interazione che l’essere umano ha, per sua natura, con  l’ambiente circostante. «L’uomo deve sempre rispondere al Cielo e alla Terra, perché appartiene al macrocosmo, e dal rapporto armonico  con questo dipende il suo stato di salute. […] E’ a questa visione unitaria dell’uomo che la medicina cinese si è  ispirata fin dalle sue remote origini per “curare il malato e non la malattia”. Essa ha rivolto  il suo interesse  soprattutto alla prevenzione, prendendo in esame il terreno costituzionale che, per sua natura, tende a sviluppare  più facilmente alcuni tipi di patologia»,  continuano gli autori del libro.   Così, gli esperti di medicina orientale ricordano che tale terreno costituzionale, ahimè, spesso non viene neppure  preso in considerazione nel mondo occidentale, salvo rare eccezioni in cui si hanno conoscenze mediche  avanzate. Cosicché è praticamente impossibile mettere in atto il famoso detto cinese: “Bisogna curare il malato  prima che lo diventi”. Spesso, invece, nonostante un paziente si rechi dal medico tempestivamente è possibile che,  se non analizzato in modo adeguato, il paziente peggiori sempre di più fino a incorrere in una malattia vera e  propria. In molti casi, non si tende a ristabilire equilibrio laddove c’è un evidente squilibrio, ma semplicemente a sopprimere il sintomo. Sintomo che, secondo la medicina orientale, una volta spento va a modificarsi per alloggiare in altre sedi del corpo/mente. Ottenere una diagnosi con il metodo delle medicina orientale, che comprenda tutto l’insieme del “corpo” bisogna  rivolgersi a medici che utilizzano tale metodo, che siano in grado di comprendere il vero stato di salute di una  persona attraverso l’accuratissimo esame del polso, la diagnosi di lingua, unghie e colorito, curando una persona  ancora prima che la malattia insorga. «Mentre alla medicina occidentale preme approfondire, attraverso il suo metodo analitico-deduttivo la conoscenza  delle singole tessere del mosaico dell’uomo, a quella cinese preme conoscere, attraverso il metodo analogico-  simbolico, i rapporti tra la singola tessera e le tessere vicine e tra la singola tessera e l’intero mosaico»,  sottolineano gli autori. In pratica, da sempre, l’Oriente ha una vastissima conoscenza dell’Universo e dei suoi meccanismi; situa l’uomo  all’interno di un sistema molto più ampio. Non può quindi soffermarsi sulle singole funzioni di organi o psiche senza prima conoscerne l’intera struttura. Un po’ come dire che noi studiamo le cellule che vivono all’interno del nostro  corpo, ma non ci rendiamo conto che noi stessi siamo cellule all’interno di un ulteriore corpo chiamato Gaia.  Anch’esso, a sua volta, vive all’interno di un altro corpo, definito sistema solare e così via. Si potrebbe dire che per  la medicina Orientale le parole di Giordano Bruno: “Viviamo in Infiniti Mondi” erano tutt’altro che eretiche ma ben  comprensibili. Ogni malattia, secondo la medicina cinese, è semplicemente il risultato di uno squilibrio energetico, dovuto a un  difetto di assimilazione o produzione del Qi (l’energia). Esso viene prodotto per mezzo dei nostri organi e assimilato  attraverso i nostri visceri, circolando attraverso quelli che in medicina cinese vengono chiamati meridiani. Il Qi può  essere modificato anche attraverso i cibi che assumiamo o dall’aria che respiriamo, tenendo presente che ognuno  di noi ha un Qi “naturale”(il Jing) , quello che ci viene “regalato” dai nostri genitori al momento del concepimento.   Secondo gli esperti, l’approccio occidentale, non tiene conto di questi fattori e si può dire che è esattamente  l’opposto di quello orientale. Questo perché «La medicina occidentale studia soprattutto la materia, cioè la  struttura, l’organo, e da essi parte per capire la sua funzione e quindi l’energia. La medicina orientale,e invece, ha  percepito inizialmente il Qi e, dal suo studio, arriva alla funzione e infine all’organo», si legge ancora nel libro. Tale  sapienza qui non era così sconosciuta un tempo, soprattutto in ambito filosofico, quando Talete similmente  affermava che la materia fosse animata e che lo spirito si incarnasse in essa. Secondo Wang Chong (secondo secolo d.C.): “Il Qi produce il corpo umano come l’acqua si trasforma in ghiaccio.  L’acqua si congela nel ghiaccio, il Qi si coagula nel corpo umano. Quando il ghiaccio si scioglie si trasforma in  acqua; quando la persona muore, diviene di nuovo spirito”. A detta di Zhang Cai, invece, “Il Grande Vuoto consiste di Qi. Il Qi si condensa per trasformarsi nei diecimila esseri.  I diecimila esseri si disintegrano e ritornano al Grande Vuoto. […]. Ogni nascita è condensazione, ogni morte una  dispersione. La nascita non è un guadagno e la morte non è una perdita […]quando si condensa, il Qi diviene  essere vivente, quando si disperde, è il substrato delle mutazioni ”. Se ne potrebbero citare altre mille di frasi inerenti a questo argomento, ma la sostanza è sempre quella. Una  sostanza che noi occidentali consideriamo poco. Una pecca da cui non è facile venirne fuori, spiegano gli esperi,  se non uscendo in parte dagli schemi mentali imposti da questo tipo di società basata sul materialismo assoluto e  completamente ignara delle nostre origini e delle nostre potenzialità. Parlando di benessere, secondo l’ottica orientale, si potrebbe dire che conoscendo le leggi del cosmo (Dao)  possiamo imparare a prevenire le malattie prima ancora che si manifestino, o comunque possiamo mantenere uno stato di salute ottimale. Tra le tante tecniche ci sono due arti tradizionali che possono essere eseguite da chiunque  e che apportano numerosi benefici sia a livello mentale che fisico. Si tratta del Qi Gong e del Taiji Quan.  Entrambe le tecniche sono una sorta di ginnastica molto lenta, ma dai movimenti armonici e sinuosi che  promuovono la salute attraverso la stimolazione dei meridiani energetici. Anch’esse si basano su una conoscenza  della natura e del corpo umano che lascia sbalordito chiunque tendi di approfondirne i meccanismi. Anticamente avevano compreso che determinate azioni, così come certi tipi di respirazione e pronuncia,  regolarizzavano le funzioni del corpo umano. Sapevano che il solo gesto di distendere gli arti aveva la precisa  funzione di dissipare il calore, mentre raggomitolare il corpo non lasciava passare il freddo. E che dire, invece, del  fatto che il suono “HA” rimuove i ristagni e scansa il calore mentre il suono “XU” allevia il dolore?  Nel capitolo dedicato ai fondamenti teorici del Qi Qong (Taiji Quan stile Chen Xiaojia e Qi Gong, Ambrosia editore),  viene riportata una frase importante scritta nel Su Wen del Canone di medicina interna dell’imperatore Giallo  “Quelli che soffrono di disturbi dovuti a lentezza renale, possono rivolgersi verso sud dalle 3 alle 5 del mattino,  sgombrare la mente da tutti i pensieri, trattenere il fiato senza respirare per sette volte, ingoiare il respiro  allungando leggermente il collo per mandarlo giù scorrevolmente, come se si stesse ingoiando qualcosa di molto  pesante. Dopo aver fatto questo per sette volte, ingoiare l’abbondante saliva sublinguale”.  Questi esercizi che a noi possono apparire bizzarri, sono tuttavia la riprova che un tempo si conoscevano metodi  semplici e in linea con la natura per mantenere uno stato di benessere. Oggi preferiamo ingoiare una pillola senza  neppure pensare alla reale causa dei disturbi che accusiamo. Le nozioni così incredibilmente evolute sono frutto di  una conoscenza globale di Madre Natura.   E’ imitando le funzioni e i movimenti di ciò che vive intorno a noi, infatti, che possiamo acquistare equilibrio e  salute: “Soffiare e sbuffare, esalare e inalare, liberarsi dal vecchio e prendere il nuovo, contrarsi come l’orso e  allungarsi come l’uccello, tutto aiuta a prolungare la vita” (Zhuangzi - 369-286 a.C.).