© 2004 - 2015 www.stonetempletao.it Links Corsi Speciali Approfondimenti Altre Arti Chat ! Appuntamenti I.T.K.A. INSUFFICIENZA CARDIACA: IL TAI CHI FA BENE La pratica del Tai chi migliora la qualità della vita e l’umore in pazienti affetti da insufficienza cardiaca cronica. Uno studio clinico effettuato a Harvard lo dimostra. Di Caterina Cenci Doppio vantaggio per la salute fisica e spirituale. Lo promette un’antichissima pratica di origine cinese che  combina movimenti lenti e armonici con la respirazione coordinata: è il Tai chi chuan (o Tai chi). L’esercizio di questa disciplina migliora la qualità della vita, l’umore e la sicurezza del movimento in pazienti affetti  da insufficienza cardiaca sistolica cronica. Lo studio – pubblicato su Archives of Internal Medicine – è stato condotto da Gloria Yeh della divisione di Medicina  Generale di Harvard, Boston.  Se ne parlava già nel Huangdi Neijing, il più antico testo di medicina esistente al mondo: risalente al terzo secolo  a.C., il libro tratta i principi fondamentali della medicina cinese e indica che il Tai chi, “esercizio di meditazione in  movimento”, aiuterebbe a mantenere uno stato di salute psico-fisico e a prevenire l’insorgere di malattie  endemiche. Sono passati tre millenni e oggi si continua a parlare di Tai chi. Riviste scientifiche pubblicano i risultati di studi  clinici che confermano le proprietà benefiche di questa pratica orientale, soprattutto per gli anziani.   Il Tai chi, infatti, migliora il loro equilibrio fisico e previene le cadute; è, inoltre, sicuro, efficace e può migliorare la  qualità della vita e la prevenzione dell’osteoporosi in donne in menopausa. Da oggi il Tai chi è consigliato anche a coloro che soffrono di insufficienza cardiaca sistolica cronica, una sindrome  che colpisce in modo particolare le persone anziane e  comporta l’inadeguata circolazione del sangue e la difficoltà respiratoria. Le persone che ne sono affette sono fragili, debilitate e soffrono di depressione e disturbi dell’umore. Per questi pazienti l’attività fisica – seppur moderata – deve essere svolta sotto attento controllo medico.  Gloria Yeh ha analizzato gli effetti della pratica del Tai chi su 100 pazienti affetti da insufficienza cardiaca.   Nello studio clinico, della durata di un anno, 50 pazienti hanno seguito lezioni di Tai chi per 2 volte a settimana, il  resto del gruppo, invece, ha impiegato il tempo in attività in cui non era previsto alcuno sforzo fisico.   In entrambi i casi, è stato monitorato il consumo di ossigeno dopo una passeggiata di 6 minuti, e -  attraverso uno  specifico questionario – i cambiamenti di umore e la percezione della qualità della vita. La pratica del Tai chi non ha determinato alcun effetto – positivo o negativo - sulla capacità aerobica dopo la  passeggiata; indicando che l’esercizio non comporta miglioramenti, o rischi, per le condizioni di salute fisica dei  pazienti. Il Tai chi ha però causato importanti cambiamenti nella qualità della vita e nell’umore di coloro che lo  hanno praticato.   A differenza degli altri pazienti, infatti, questi hanno manifestato entusiasmo, volontà e sicurezza nel proseguire le  lezioni al termine dello studio clinico. Il Tai chi è quindi un’attività non pericolosa per la salute e può essere consigliata agli anziani e a chi soffre di  malattie croniche debilitanti che condizionano negativamente la qualità della vita.